Una tomba radioattiva a decenni dalla sepoltura mette in pericolo i visitatori di un’amatissima città e lo farà ancora per moltissimi anni.
Nel cuore di Parigi esiste una tomba diversa da tutte le altre. Non è famosa solo per la persona che custodisce, ma per le precauzioni straordinarie che ancora oggi la circondano. Il feretro è rivestito di piombo, spesso diversi centimetri, e chiunque entri in contatto con gli oggetti legati alla persona sepolta deve adottare misure di sicurezza degne di un laboratorio scientifico. Non si tratta di un mistero irrisolto né di una leggenda urbana: il motivo è che, a oltre cento anni di distanza, ciò che questa figura ha toccato, studiato e lasciato dietro di sé continua a emanare radioattività.
La vita di Marie Curie
Marie Curie è una di quelle figure storiche che tutti crediamo di conoscere, ma che, a uno sguardo più attento, continua a sorprendere. Nell’immaginario collettivo è spesso ricordata come la “madre della fisica moderna”, un’etichetta che, seppur riduttiva, rende l’idea dell’impatto enorme che ha avuto sulla scienza. Fu l’unica donna – e una delle pochissime persone in assoluto – a vincere due premi Nobel in due discipline diverse, fisica e chimica, in un’epoca in cui il mondo accademico era quasi totalmente precluso alle donne.
Nata in Polonia nel 1867 con il nome di Maria Skłodowska, Curie crebbe in un contesto difficile, segnato dall’occupazione russa e da limitate opportunità educative. Trasferitasi a Parigi per studiare alla Sorbona, si immerse completamente nella ricerca scientifica, dando vita, insieme al marito Pierre Curie, a una delle collaborazioni più importanti della storia della scienza. I due concentrarono i loro studi sull’uranio e sui fenomeni allora misteriosi della radioattività, un termine che Marie stessa contribuì a diffondere e definire.
Proprio durante queste ricerche, la coppia individuò due nuovi elementi radioattivi: il polonio e il radio. Il primo fu chiamato così da Marie in onore della sua terra d’origine, la Polonia, che all’epoca non esisteva come Stato indipendente. Non fu solo una scelta scientifica, ma anche politica e identitaria, un modo per dare visibilità a un paese oppresso attraverso il linguaggio universale della scienza.
Marie Curie, gli effetti delle radiazioni
Tuttavia, ciò che oggi sappiamo sugli effetti delle radiazioni era completamente ignoto all’epoca. Marie Curie lavorava quotidianamente a contatto diretto con materiali altamente radioattivi, spesso senza alcuna protezione: maneggiava provette a mani nude, teneva campioni in tasca, li osservava affascinata mentre brillavano al buio. Quella che allora sembrava una curiosità quasi poetica, col tempo si rivelò estremamente pericolosa.

Marie Curie, la sua tomba rivestita di piombo contro le radiazioni (Brekka.it)
Secondo quanto riportato anche dal sito Science Alert, la scienziata morì nel 1934 a causa di un’anemia aplastica, una rara malattia del sangue oggi riconosciuta come conseguenza diretta dell’esposizione prolungata alle radiazioni. La sua morte, però, non segnò la fine dell’influenza della radioattività sulla sua eredità scientifica. Al contrario, ne accentuò un aspetto tanto affascinante quanto inquietante.
Marie Curie: corpo e effetti personali sono ancora radioattivi
Ancora oggi, a oltre un secolo di distanza, i quaderni di laboratorio, gli appunti e gli effetti personali di Marie Curie risultano altamente radioattivi. Per questo motivo, chiunque desideri consultarli è obbligato a indossare indumenti protettivi e a firmare una liberatoria che solleva le istituzioni da ogni responsabilità. I suoi taccuini originali sono conservati presso la Bibliothèque Nationale di Parigi, all’interno di scatole rivestite di piombo, una misura necessaria per limitare l’esposizione alle radiazioni residue.
La stessa sorte è toccata anche alle sue spoglie mortali. Quando, nel 1995, Marie e Pierre Curie furono trasferiti al Panthéon di Parigi come riconoscimento del loro contributo straordinario alla scienza, fu necessario adottare precauzioni eccezionali. I loro resti furono collocati in bare rivestite con circa 2,5 centimetri di piombo, poiché il livello di radioattività è destinato a persistere per secoli. Secondo le stime, non si estinguerà completamente prima di almeno mille anni.








