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Più soldi in busta paga ma solo se non commetti questo errore: rischi di dover restituire tutto

Errore busta paga
Attenzione a non commettere questo errore - (bfekka.it)

Il bonus in busta paga resta confermato per il 2026: ecco chi ne ha diritto, come funziona, i requisiti aggiornati e le possibili criticità

Il trattamento integrativo continua a rappresentare un supporto fondamentale per i lavoratori dipendenti con redditi medio-bassi anche nel 2026. Questa misura, che ha preso il posto del vecchio bonus Renzi, garantisce un bonus riconosciuto mensilmente in busta paga, a condizione che vengano rispettati specifici limiti di reddito e requisiti fiscali.

La Legge di Bilancio ha confermato la struttura dell’IRPEF con tre aliquote e ha mantenuto inalterate le condizioni per l’accesso al trattamento integrativo, ma permangono alcune criticità che coinvolgono una fascia di contribuenti con redditi tra 8.500 e 9.000 euro.

Chi può beneficiare del trattamento integrativo nel 2026?

Il trattamento integrativo è destinato ai lavoratori dipendenti con redditi entro determinati limiti, che rispettano alcune condizioni precise relative all’imposta lorda e alle detrazioni spettanti. Nel dettaglio:

Più soldi se non sbagli

Più soldi in busta paga se non commetti questo errore – (brekka.it)

  • I lavoratori con un reddito annuo lordo imponibile fino a 15.000 euro possono ricevere il trattamento integrativo pieno, pari a 1.200 euro all’anno, corrispondenti a un bonus di circa 100 euro mensili. Questo importo viene erogato a condizione che l’imposta lorda calcolata sul reddito da lavoro dipendente sia superiore alle detrazioni fiscali di cui all’articolo 13, comma 1, del TUIR, diminuite di 75 euro rapportati al periodo di lavoro nell’anno.
  • Coloro che hanno un reddito annuo lordo compreso tra 15.000 e 28.000 euro possono ricevere un importo calcolato come differenza tra le detrazioni fiscali spettanti e l’IRPEF lorda dovuta, fino a un massimo di 1.200 euro.
  • I lavoratori con redditi superiori a 28.000 euro non hanno diritto al trattamento integrativo.

Un tema ancora aperto riguarda i contribuenti con redditi tra 8.500 e 9.000 euro, i quali, a causa dell’interazione con il nuovo taglio del cuneo contributivo, risultano esclusi dal bonus. Nonostante le promesse di un intervento governativo per risolvere questa anomalia, allo stato attuale non sono state annunciate novità.

Il trattamento integrativo viene generalmente erogato direttamente dal datore di lavoro in busta paga, con importi che variano leggermente in base ai giorni del mese: per esempio, nei mesi con 31 giorni si ricevono circa 101,92 euro, mentre in quelli con 30 giorni circa 98,63 euro.

Tuttavia, per i lavoratori con redditi vicini alla soglia di 15.000 euro è consigliabile valutare con attenzione se richiedere il bonus mensile o aspettare il conguaglio annuale, per evitare di dover restituire l’intero importo a causa di un reddito effettivo superiore al limite previsto.

Il trattamento integrativo non riguarda solo i lavoratori dipendenti tradizionali, ma si estende anche a diverse categorie, tra cui:

  • Titolari di pensioni e assegni equiparati;
  • Lavoratori con redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente, come i soci di cooperative di produzione, servizi, agricole e della pesca;
  • Prestatori di lavoro dipendente che percepiscono indennità o compensi da terzi per incarichi legati al rapporto di lavoro;
  • Beneficiari di borse di studio, assegni, premi o sussidi per studio o addestramento professionale, non legati da rapporto di lavoro dipendente con l’erogante;
  • Coloro che percepiscono compensi derivanti da incarichi di amministratore, sindaco, revisore, collaborazioni a giornali o commissioni, purché senza vincolo di subordinazione.

Per i lavoratori con redditi compresi in questa fascia, il diritto al trattamento integrativo è subordinato al fatto che la somma delle detrazioni fiscali superi l’imposta lorda dovuta. Tra le detrazioni considerate rientrano:

  • Detrazioni per familiari a carico;
  • Detrazioni per redditi da lavoro dipendente e assimilati;
  • Detrazioni per interessi passivi su mutui contratti entro il 31 dicembre 2021;
  • Detrazioni per spese sanitarie e interventi edilizi effettuati entro la stessa data;
  • Altre detrazioni previste da norme specifiche.

L’importo spettante corrisponde alla differenza tra queste detrazioni e l’IRPEF lorda, fino a un massimo di 1.200 euro annui.

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