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Il ritorno della minigonna: storia, significato e tendenze della moda contemporanea

Il ritorno della minigonna: storia, significato e tendenze della moda contemporanea
Il ritorno della minigonna: storia, significato e tendenze della moda contemporanea

La minigonna rappresenta uno degli elementi più iconici e rivoluzionari della moda femminile contemporanea. Sin dalla sua comparsa, ha incarnato un simbolo di emancipazione e libertà, ma anche oggetto di dibattito e controversie culturali. Dalla sua origine incerta e discussa fino alla sua affermazione definitiva come fenomeno globale, la minigonna ha attraversato decenni di trasformazioni sociali e stilistiche, mantenendo sempre un ruolo centrale nell’universo della moda.

Le origini e l’evoluzione della minigonna

La minigonna, definita generalmente come una gonna con l’orlo molto sopra il ginocchio, ha una storia complessa e articolata. La sua invenzione è comunemente attribuita a Mary Quant, stilista britannica che negli anni Sessanta la rese popolare, ispirandosi anche al design dell’automobile Mini. Tuttavia, la paternità di questo capo è contesa: stilisti come André Courrèges in Francia e John Bates nel Regno Unito hanno contribuito in modo significativo alla sua diffusione e alla definizione dello stile mini.

Prima della definitiva affermazione della minigonna, l’abbigliamento femminile era caratterizzato da gonne lunghe e spesso scomode, che limitavano i movimenti. La rivoluzione iniziò già alla fine del XIX secolo con i primi movimenti femministi, che chiedevano gonne più corte per garantire una maggiore libertà di movimento e autonomia. Durante la Prima Guerra Mondiale, l’adozione dei pantaloni da parte delle donne lavoratrici e l’accorciamento delle gonne segnarono i primi passi verso una nuova moda più funzionale e liberatoria.

Anche nel mondo dello sport e dello spettacolo si assistette a una progressiva riduzione della lunghezza delle gonne: dalle uniformi ginniche e di pattinaggio alle esibizioni di ballerine come Joséphine Baker negli anni Venti, fino alle pin-up e alle attrici sex symbol degli anni Quaranta e Cinquanta come Marilyn Monroe e Ava Gardner, la gonna corta iniziò a entrare nell’immaginario collettivo come simbolo di femminilità e modernità.

La minigonna negli anni Sessanta: simbolo di libertà e cambiamento

Gli anni Sessanta rappresentano il decennio della consacrazione della minigonna. Questo capo si impose come simbolo della cosiddetta Swinging London, espressione della cultura giovanile, della ribellione e della sperimentazione. Mary Quant, con le sue creazioni sempre più corte e pratiche, contribuì a definire un nuovo standard estetico che rompeva con le rigide convenzioni del passato.

La minigonna non era solo un capo di moda, ma anche un segnale di cambiamento sociale e culturale. La storica della moda Valerie Steele ha sottolineato come la riduzione della lunghezza delle gonne fosse strettamente legata a una maggiore libertà sessuale e a un nuovo modo di concepire l’identità femminile. A differenza degli anni precedenti, quando la moda era appannaggio esclusivo delle classi sociali più elevate, negli anni Sessanta la moda divenne un fenomeno di massa, guidato dalle giovani generazioni.

La diffusione della minigonna fu accompagnata da una serie di dibattiti e controversie, che riflettevano le tensioni culturali del tempo. Molti critici e stilisti la dichiararono “morta” o eccessivamente provocatoria, ma il capo continuò a essere indossato e reinterpretato in tutto il mondo, confermandosi un elemento di rottura e innovazione.

Il ruolo della moda e della cultura pop: riflessioni da Oriana Fallaci

Il rapporto tra moda e società è stato raccontato anche da grandi firme del giornalismo, come Oriana Fallaci, che negli anni Cinquanta e Sessanta intercettò il potenziale politico e culturale delle dichiarazioni degli stilisti più influenti. Nel suo libro Processo alla minigonna (uscito nel 2025 per Rizzoli), Fallaci descrive gli incontri con figure come Christian Dior, Coco Chanel e Emilio Pucci, evidenziando come la moda, un tempo appannaggio esclusivo delle élite, fosse diventata una voce potente delle trasformazioni sociali.

Fallaci sottolinea come la minigonna e l’abbigliamento in generale siano diventati strumenti di espressione e di emancipazione, cambiando il modo in cui le donne si percepiscono e vengono percepite. La moda, secondo la giornalista, è passata dall’indicare la ricchezza al riflettere le aspirazioni e le libertà delle nuove generazioni: «Le duchesse vestono come le dattilografe», annotava, sottolineando la democratizzazione del gusto e dell’identità.

Questa prospettiva aiuta a comprendere come la minigonna non sia solo un capo di abbigliamento, ma un fenomeno culturale destinato a segnare profondamente la storia del costume e della società, rimanendo un punto di riferimento per le mode e le lotte per i diritti delle donne fino ai giorni nostri.

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