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Il grande ritorno dei bigodini: da TikTok alle passerelle, l’accessorio vintage che le star (e le nonne) adorano

Non è nostalgia, è tecnica

Se avete aperto TikTok negli ultimi mesi avrete notato qualcosa di strano: tutorial di capelli con protagonisti quegli aggeggi colorati che pensavate sepolti nei cassetti delle vostre nonne. I bigodini sono tornati, ma non quelli piccoli da riccio stretto — sono i Jumbo Rollers, spesso in velcro, con diametro tra i 40mm e i 60mm, e il loro scopo non è creare ricci, ma costruire volume. Un volume che nessuna spazzola rotante riesce a replicare allo stesso modo.

Il meccanismo è semplice quanto efficace: avvolgendo una ciocca attorno a un rullo di grande diametro e lasciandola raffreddare in quella posizione, il capello si fissa con la radice sollevata e le punte morbide. È quello che i coloristi americani chiamano 90s Blowout — l’effetto da parrucchiere anni Novanta, chioma leonina, quel movimento che fa sembrare i capelli il doppio di quelli che si hanno. Jennifer Lopez e Sydney Sweeney lo usano regolarmente prima dei red carpet. Il motivo è semplice: garantisce una tenuta che la lacca da sola non riesce a dare, perché è la struttura del capello raffreddato nella forma a fare il lavoro.

Tre tipi, tre risultati

La confusione nasce dal fatto che non tutti i bigodini funzionano allo stesso modo, e scegliere quello sbagliato significa perdere volume invece di guadagnarlo.

I bigodini in velcro sono i più indicati per chi ha i capelli fini: la superficie ruvida aderisce alla ciocca senza bisogno di clip, il peso è minimo, e posizionandoli proprio alla base si costringe il capello ad asciugarsi in verticale. Il sollevamento che ne risulta non collassa dopo un’ora. I bigodini termici — quelli da riscaldare nell’apposito contenitore e applicare sui capelli asciutti — funzionano meglio su capelli grossi o pesanti che tendono a tornare lisci rapidamente: il calore sigilla le cuticole e l’onda dura una giornata intera. I bigodini in raso o seta, infine, sono la versione heatless — si applicano di notte sui capelli umidi e al mattino il risultato è un’onda morbida ottenuta senza nessuna fonte di calore, il che li rende adatti a chi ha capelli fragili o molto danneggiati.

Il passaggio che in pochi fanno

La tecnica base prevede di partire dalla sommità della testa, arrotolare dal basso verso l’alto — dalle punte alle radici — e orientare il bigodino verso il viso per aprire i lineamenti. Ma il passaggio che fa la differenza, e che viene saltato quasi sempre, è il binomio caldo più freddo: scaldate brevemente i bigodini già in testa con il phon per attivare la piega, poi aspettate almeno venti minuti prima di toglierli. È il raffreddamento che sigilla il volume, non il calore in sé. Toglierli troppo presto vanifica tutto.

Il paradosso della Gen Z

C’è qualcosa di divertente nel fatto che sia la generazione cresciuta con le piastre piatte a riscoprire un accessorio che le loro nonne usavano con naturalezza ogni sabato mattina. Ma il meccanismo non è nuovo: la moda vintage torna sempre attraverso un rebranding che ne rimuove il contesto originale e lo trasforma in estetica. I bigodini degli anni Cinquanta erano strumenti quotidiani; quelli del 2026 sono diventati un gesto consapevole, quasi una dichiarazione — contro il calore eccessivo, a favore del volume naturale, in linea con quella corrente slow beauty che preferisce strumenti che rispettino la fibra capillare.

Matilda Djerf, influencer svedese da oltre sette milioni di follower su Instagram, li usa come parte del suo rituale quotidiano e ha contribuito più di chiunque altro a normalizzarli per un pubblico giovane. Quando un accessorio passa dai cassetti della nonna al feed di una creator da sette milioni di follower, il ciclo è completo. Il mercato dei rollers ha risposto: i set di Jumbo Rollers sono tra i prodotti beauty più venduti su Amazon Italia da fine 2025.

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