Il meccanismo esiste, ma ha un nome preciso
Descritte per la prima volta nel 1987 dal dermatologo californiano Samuel J. Stegmann, le cosiddette sleep wrinkles — rughe da sonno — sono state oggetto di studi scientifici pubblicati su riviste come Aesthetic Surgery Journal e Clinical and Experimental Dermatology. Il meccanismo alla base è meccanico: il peso della testa che preme per ore sullo stesso punto del viso crea micro-pieghe ripetute sulla pelle, che con il tempo — e con la progressiva perdita di elasticità legata all’età — tendono a diventare sempre meno temporanee.
Si riconoscono abbastanza facilmente: corrono verticalmente sulle guance, segnano il contorno occhi, percorrono il solco naso-labiale. La caratteristica che le distingue dalle rughe di espressione è l’asimmetria — compaiono quasi esclusivamente sul lato del viso che resta a contatto con il cuscino, mentre l’altro lato rimane relativamente più liscio. La dermatologa Maddalena Montalbano, specialista in medicina estetica a Milano, ha spiegato come la pressione sul cuscino sia considerata dagli specialisti la seconda causa di comparsa delle rughe dopo l’esposizione solare — un dato che mette le cose in prospettiva.
Quante ore passiamo schiacciati su un lato
Il 65% delle persone dorme abitualmente sul fianco, contro il 25% che dorme supino e il 10% a pancia in giù. Considerando che trascorriamo in media circa 2.500 ore all’anno dormendo, e che il cervello nel frattempo ci fa cambiare posizione circa una ventina di volte per notte, le ore di pressione effettiva sul lato preferito si accumulano rapidamente nel corso degli anni. Da giovani, le pieghe del sonno scompaiono in pochi minuti dopo il risveglio. Dopo i quarant’anni, la pelle perde gradualmente volume e densità, i fibroblasti rallentano la produzione di collagene, e quelle stesse pieghe cominciano a impiegare sempre più tempo per scomparire — fino a non scomparire più del tutto.
Il discorso sull’asimmetria del viso è correlato ma distinto. Dormire sempre sullo stesso lato non modifica le ossa — a 28 anni la crescita ossea è già completata — ma può influenzare i tessuti molli, i muscoli facciali e la distribuzione del volume su guance e zigomi nel tempo. Non è l’unica causa di asimmetria: genetica, masticazione prevalente su un lato, perdita di denti e il semplice invecchiamento asimmetrico dei tessuti contribuiscono tutti. Ma l’abitudine posturale notturna è tra i fattori che si possono modificare.

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Cosa funziona davvero, e cosa no
La soluzione teoricamente più efficace è dormire supini, con un cuscino di altezza adeguata che stabilizzi la testa e riduca la tendenza a ruotare sul fianco durante la notte. Non sempre è praticabile: chi ha reflusso gastroesofageo, apnee notturne o dolori alla schiena spesso non può permetterselo, e inseguire la prevenzione delle rughe a discapito della qualità del sonno sarebbe controproducente.
Per chi può farlo, alcune accortezze pratiche incidono sull’entità della pressione cutanea. Le federe in seta — o comunque in materiali a bassa frizione — riducono lo sfregamento della pelle sul cuscino rispetto al cotone, e hanno il vantaggio aggiuntivo di non assorbire le creme da notte applicate in precedenza. Una crema idratante serale aiuta a mantenere la barriera cutanea e a ridurre la tendenza della pelle secca a segnare più facilmente. I retinoidi, se tollerati, restano tra i pochi attivi con evidenze solide nel migliorare texture e linee sottili, indipendentemente dalla postura.
La fotoprotezione quotidiana, però, batte qualsiasi postura nel letto senza competizione: il danno solare è di gran lunga la prima causa di invecchiamento cutaneo prematuro, e nessuna federa di seta compensa anni di esposizione UV senza protezione. Cambiare lato durante il sonno è una buona abitudine. Non è una terapia.








