Negli ultimi mesi il tema delle pensioni è tornato al centro del dibattito. Tra riforme, proroghe e nuovi requisiti, molti lavoratori cercano di capire quando potranno realmente lasciare il lavoro. Per alcune generazioni, però, potrebbe esserci una piccola finestra di vantaggio.
Chi è nato tra il 1962 e il 1963, infatti, potrebbe avere accesso a forme di uscita anticipata rispetto alla pensione di vecchiaia ordinaria. Non si tratta di una pensione automatica per tutti, ma di opportunità concrete previste dalla normativa attuale che possono consentire di lasciare il lavoro prima dei 67 anni.
Vediamo nel dettaglio cosa prevede oggi la legge e quali sono i casi in cui questo anticipo è possibile.
L’età della pensione nel 2026: cosa dice la normativa
Per la maggior parte dei lavoratori italiani, la pensione di vecchiaia resta fissata a 67 anni di età con almeno 20 anni di contributi. Questo requisito rimane valido anche per il 2026.
Ciò significa che, in linea generale, chi compirà 67 anni nel 2026 (quindi i nati nel 1959) potrà accedere alla pensione ordinaria se possiede i contributi richiesti.
Per chi è nato dopo, l’uscita dal lavoro dovrebbe teoricamente slittare agli anni successivi. Tuttavia il sistema previdenziale italiano prevede diverse forme di pensionamento anticipato che consentono di lasciare il lavoro prima dei 67 anni.
Ed è qui che entrano in gioco alcune opportunità per i lavoratori nati nei primi anni Sessanta.
La possibilità dell’APE Sociale per chi ha più di 63 anni
Una delle principali strade per uscire prima dal lavoro è l’APE Sociale, una misura di anticipo pensionistico finanziata dallo Stato e prorogata fino al 31 dicembre 2026.
Questa misura permette di ricevere un’indennità mensile fino al raggiungimento della pensione di vecchiaia.
Chi può accedere
Per ottenere l’APE Sociale è necessario soddisfare alcuni requisiti:
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almeno 63 anni e 5 mesi di età
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almeno 30 anni di contributi (36 per i lavori gravosi)
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appartenenza a categorie specifiche come disoccupati, caregiver, invalidi o lavoratori impegnati in mansioni gravose.
Nel 2026, questa misura riguarda in particolare chi raggiunge i 63 anni e 5 mesi entro l’anno, cioè molti lavoratori nati entro il 1963.
Per chi rientra nei requisiti, si tratta quindi di una possibilità concreta di lasciare il lavoro oltre tre anni prima dei 67 anni.

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Un altro vantaggio per i nati entro il 1963
Un ulteriore aspetto riguarda le regole sulla pensione anticipata contributiva nei prossimi anni.
Secondo le previsioni del sistema previdenziale, alcuni adeguamenti legati all’aspettativa di vita entreranno in vigore dal 2027, aumentando leggermente i requisiti contributivi per l’uscita anticipata.
Questo significa che chi maturerà i requisiti prima di quella data, quindi in molti casi i nati entro il 1963, potrebbe evitare l’aumento dei requisiti, andando in pensione con le regole attuali.
Per alcune generazioni si tratta di una differenza minima, ma comunque significativa: anche pochi mesi in meno di lavoro possono fare la differenza nella pianificazione della pensione.
Cosa controllare se sei nato nel 1962 o 1963
Chi appartiene a queste classi di nascita dovrebbe verificare alcuni elementi fondamentali:
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gli anni di contributi versati
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la presenza di periodi di lavoro gravoso o usurante
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eventuali condizioni che permettono l’accesso all’APE Sociale (disoccupazione, invalidità, caregiver).
Molto spesso le opportunità di pensionamento anticipato dipendono proprio da questi dettagli.
Per questo motivo gli esperti consigliano sempre di controllare l’estratto conto contributivo INPS o rivolgersi a un patronato per una simulazione aggiornata.
Perché queste generazioni sono al centro del sistema pensionistico
I lavoratori nati nei primi anni Sessanta rappresentano una generazione chiave nel sistema previdenziale italiano.
Sono infatti tra i primi a trovarsi nel mezzo tra il vecchio sistema pensionistico e quello contributivo più recente. Allo stesso tempo stanno raggiungendo proprio in questi anni le soglie di età che permettono di accedere alle diverse forme di pensionamento anticipato.
Per questo motivo ogni proroga o modifica delle misure, come nel caso dell’APE Sociale, può incidere in modo diretto sul loro futuro lavorativo.








