La domanda può sembrare estrema, ma negli ultimi giornni è tornata sempre più spesso nelle analisi geopolitiche e nelle conversazioni pubbliche: dove sarebbe più sicuro trovarsi nel caso di un conflitto globale?
L’instabilità internazionale, dalle tensioni in Medio Oriente alle minacce nucleari più volte evocate nel confronto tra Russia e Occidente, ha riacceso il dibattito su un’eventuale escalation militare su larga scala.
In uno scenario del genere, pur altamente ipotetico, la sicurezza geografica, politica e militare dei singoli Stati diventerebbe un fattore determinante.
Naturalmente non esistono luoghi completamente immuni da un conflitto mondiale, soprattutto in un contesto in cui le tecnologie militari e le alleanze strategiche coinvolgerebbero gran parte del pianeta.
Tuttavia alcune analisi provano a individuare le aree che, per posizione geografica, stabilità interna e basso coinvolgimento militare, potrebbero risultare relativamente più protette.
Le zone del pianeta che hanno minor richio
Tra gli strumenti più utilizzati per valutare questi fattori c’è il Global Peace Index 2024, l’indice elaborato dall’Institute for Economics & Peace che misura il livello di sicurezza e stabilità di 163 Paesi attraverso indicatori come conflitti in corso, militarizzazione, stabilità politica e sicurezza interna.
Secondo questa classifica, l’Islanda continua a occupare il primo posto tra le nazioni più pacifiche del pianeta, confermando il primato già registrato negli anni precedenti.
La posizione geografica, isolata nel Nord Atlantico e lontana dalle principali aree di tensione geopolitica, rappresenta uno dei principali fattori di protezione.
A questo si aggiunge una caratteristica unica: l’Islanda non possiede un esercito permanente e mantiene una storica tradizione diplomatica orientata alla neutralità.
Subito dopo si colloca l’Irlanda, che negli ultimi anni ha consolidato la propria reputazione di Paese stabile e relativamente distante dai principali teatri di conflitto internazionale.
Anche in questo caso la posizione geografica, ai margini occidentali dell’Europa, e una politica estera tradizionalmente prudente contribuiscono al posizionamento elevato nell’indice.
Il terzo posto è occupato dall’Austria, storicamente neutrale e con una politica estera che privilegia la diplomazia multilaterale.
Seguono Nuova Zelanda e Singapore, due Paesi molto diversi tra loro ma accomunati da una forte stabilità interna e da un livello relativamente basso di conflittualità geopolitica.
Tra le nazioni europee considerate più sicure figura anche la Slovenia, che compare nella top ten dell’indice. Pur essendo membro dell’Unione Europea e della NATO, il Paese balcanico mantiene un livello contenuto di militarizzazione e una posizione generalmente distante dalle principali tensioni internazionali.
Nella parte alta della classifica compaiono inoltre Portogallo, Svizzera, Giappone e Danimarca, Stati caratterizzati da istituzioni solide, elevati standard di sicurezza interna e una limitata esposizione diretta ai conflitti armati.

Paesi sicuri in caso di guerra, la posizione dell’Italia Brekka.it
La collocazione dell’Italia, siamo al sicuro?
La situazione è diversa per molti altri Paesi occidentali. L’Italia, ad esempio, si colloca intorno alla metà della graduatoria, al 33° posto, riflettendo un contesto complessivamente stabile ma inserito in un sistema di alleanze militari che la renderebbe inevitabilmente coinvolta in uno scenario di guerra globale.
All’estremo opposto dell’indice si trovano invece le aree oggi più instabili del pianeta. Tra gli Stati considerati meno sicuri figurano Yemen, Afghanistan, Sudan e Ucraina, Paesi segnati da conflitti armati, instabilità politica o crisi umanitarie in corso.
Anche Israele si colloca nelle ultime posizioni della graduatoria a causa della persistente tensione geopolitica nella regione.
Va sottolineato che il Global Peace Index non nasce per prevedere scenari di guerra mondiale, ma per analizzare il livello di pace e stabilità globale.
Tuttavia i dati offrono uno spaccato utile per comprendere quali Paesi presentino condizioni strutturali più favorevoli alla sicurezza.
In un mondo sempre più interconnesso, la vera protezione non dipende soltanto dalla distanza geografica dai conflitti, ma anche dalla solidità delle istituzioni, dalla stabilità economica e dalla capacità diplomatica dei singoli Stati.
Elementi che, secondo gli analisti, restano le variabili decisive per mantenere, anche nei momenti più critici, una fragile ma fondamentale “finestra di pace”.








