Con il nuovo anno, l’INPS ha intensificato i controlli sulle dichiarazioni ISEE 2026, mettendo in guardia i cittadini.
L’Indicatore della Situazione Economica Equivalente (ISEE) resta infatti uno strumento cruciale per accedere a molteplici prestazioni sociali e agevolazioni fiscali, dalla riduzione delle tasse universitarie fino agli assegni familiari. L’aumento dei controlli rende sempre più rischioso tentare di alterare o omettere dati nel modulo DSU (Dichiarazione Sostitutiva Unica).
L’ISEE 2026 si basa su una fotografia dettagliata del nucleo familiare, comprendente redditi, patrimoni e composizione del gruppo domestico. La compilazione della DSU è fondamentalmente un’autodichiarazione, senza l’obbligo iniziale di allegare documenti giustificativi. Questa modalità ha facilitato in passato comportamenti fraudolenti, con cittadini che hanno dichiarato dati non veritieri pur di accedere a prestazioni a cui non avevano diritto. L’introduzione dell’ISEE precompilato, che incrocia automaticamente le informazioni con le banche dati dell’Anagrafe Tributaria e di altri enti, ha limitato questo fenomeno, ma non lo ha azzerato.
L’INPS ha sottolineato che le verifiche possono essere effettuate anche a distanza di anni dalla presentazione della dichiarazione, portando alla luce irregolarità che comportano conseguenze economiche e penali molto pesanti.
Modalità e tempistiche dei controlli
I controlli sulle dichiarazioni ISEE si dividono in due tipologie: il controllo formale e il controllo sostanziale. Il primo, automatizzato, confronta i dati autocertificati con quelli presenti nelle banche dati pubbliche, consentendo una rapida individuazione di discrepanze evidenti. Il controllo sostanziale, più approfondito e selettivo, è svolto dalla Guardia di Finanza e mira a verificare il reale tenore di vita e la situazione economica complessiva del nucleo familiare, anche attraverso indagini mirate.
L’INPS può effettuare accertamenti fino a sette anni dalla presentazione della DSU, ma la richiesta di restituzione delle somme indebitamente percepite riguarda un arco temporale massimo di cinque anni. Ciò significa che se una dichiarazione falsa è stata presentata nel 2026, l’ente può richiedere la restituzione dei benefici ottenuti indebitamente fino al 2031 e avviare un procedimento penale entro il 2033.

Conseguenze amministrative e penali per le false dichiarazioni (www.brekka.it)
Non è solo la perdita immediata dei benefici a preoccupare chi dichiara il falso sull’ISEE. Chi viene scoperto deve infatti restituire tutte le somme percepite indebitamente negli ultimi cinque anni. Questa restituzione può coinvolgere importi rilevanti, soprattutto se i benefici sono stati erogati per diversi anni consecutivi.
Oltre a queste sanzioni amministrative, chi presenta una dichiarazione mendace con dolo rischia anche conseguenze penali molto gravi. La normativa prevede infatti il reato di truffa ai danni dell’INPS e di falsa attestazione o dichiarazione a pubblico ufficiale. Le pene possono arrivare fino a tre anni di reclusione e a sanzioni pecuniarie che variano da 51 a oltre mille euro, a seconda della gravità del caso e delle somme coinvolte.
Le autorità giudiziarie e fiscali hanno ribadito più volte che queste misure non sono simboliche, ma strumenti indispensabili per tutelare la correttezza dell’erogazione delle prestazioni sociali e l’equità nell’allocazione delle risorse pubbliche.
L’importanza di una dichiarazione veritiera
L’inasprimento dei controlli e la possibilità che le verifiche possano scattare anche a distanza di diversi anni devono rappresentare un monito per chi è tentato di manipolare i dati della propria situazione economica. Le conseguenze economiche e penali possono essere molto pesanti, e le nuove tecnologie di incrocio dati rendono sempre più difficile sfuggire alle verifiche.
In questo contesto, è fondamentale rivolgersi a CAF e Patronati per una corretta compilazione della DSU e, soprattutto, evitare di fornire informazioni false o incomplete. La legge italiana tutela con rigore la trasparenza e la veridicità delle dichiarazioni, fondamentali per garantire che le risorse pubbliche siano destinate a chi ne ha realmente bisogno.
L’INPS ha confermato che continuerà a migliorare gli strumenti di controllo, anche grazie all’integrazione con banche dati sempre più complete e aggiornate, per contrastare il fenomeno delle false dichiarazioni e assicurare una distribuzione equa delle prestazioni sociali.








