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Schiaparelli FW26: tra archivi, simboli e contrasti i momenti più sorprendenti della sfilata “The Sphynx”

kitten heels
Schiaparelli FW26: tra archivi, simboli e contrasti i momenti più sorprendenti della sfilata “The Sphynx” (screenshot Instagram @schiaparelli) - Brekka.it

Parigi, Carrousel du Louvre. Nel pieno della Paris Fashion Week la sfilata di Schiaparelli è sempre uno dei momenti più osservati, quasi studiati.

Non solo per gli abiti, ma per il modo in cui la maison continua a dialogare con la propria storia. La collezione FW26, intitolata The Sphynx, nasce proprio da questo confronto continuo tra archivio e presente. Daniel Roseberry parte da un oggetto trovato tra i materiali storici della maison, una spilla a forma di sfinge, e costruisce attorno a quell’immagine una collezione che vive di contrasti: rigore e morbidezza, femminile e maschile, classicismo e ironia.

La sfilata racconta una tensione continua tra passato e presente, tra l’eredità lasciata da Elsa Schiaparelli e il modo in cui oggi la moda prova a reinventarla senza trasformarla in una semplice citazione. Il risultato è uno show in cui ogni dettaglio sembra dialogare con un simbolo o con un ricordo del brand.

L’idea della sfinge come punto di partenza

Tutto parte da una spilla trovata negli archivi della maison. Una sfinge, figura metà donna e metà animale, simbolo antico che richiama mistero e doppia natura. Roseberry la usa come metafora della collezione. Anche gli abiti sembrano avere due anime: severi ma morbidi, strutturati ma fluidi.

Questo gioco di contraddizioni non è casuale. Fin dalle origini la maison fondata da Elsa Schiaparelli ha costruito la propria identità proprio su elementi che sembrano opposti. Surrealismo e sartoria, ironia e rigore.

La moda come linguaggio simbolico

Per la fondatrice della maison un vestito non era soltanto un capo da indossare. Era quasi un oggetto narrativo. Roseberry lo ricorda spesso e lo ribadisce anche in questa collezione.

Elsa Schiaparelli trasformava gli abiti in simboli: tasche con maniglie di cassetti, elementi surrealisti, dettagli che sembravano usciti da un sogno. Un approccio che oggi torna al centro anche grazie alla mostra Fashion Becomes Art, la grande retrospettiva dedicata alla stilista che aprirà presto al museo V&A di Londra.

Il manifesto creativo di Roseberry

Nel testo che accompagna la collezione, il direttore creativo parla apertamente di una tensione continua. Da una parte la moda come industria, dall’altra la moda come immaginazione.

Il rischio, spiega Roseberry, è che i codici di una maison storica diventino una gabbia. Per questo la collezione guarda all’archivio, ma senza trattarlo come un museo. Piuttosto come un punto di partenza da cui deviare.

La “maglieria impossibile”

Uno dei momenti più curiosi della sfilata è la cosiddetta maglieria impossibile. Maglie Aran tradizionali, quelle con le classiche trecce della lana irlandese, accostate a pannelli di tulle quasi invisibili.

L’effetto è straniante. La maglia sembra pesante ma allo stesso tempo leggera, quasi sospesa sul corpo. Ancora una volta torna il tema della doppia natura che attraversa tutta la collezione.

Il ritorno del simbolo della serratura

Tra i segni più riconoscibili della maison compare anche il keyhole, il buco della serratura. Nella sfilata appare su lunghi abiti, sui blazer e su alcune borse.

In alcuni casi diventa una piccola placca metallica lavorata a mano e rivestita in oro. Un dettaglio minuscolo, ma capace di trasformare completamente l’equilibrio del capo.

Gli accessori più inattesi

Tra gli elementi più fotografati dello show ci sono i nuovi kitten heels. Sandali dal tacco basso che riproducono la faccia di un gatto.

Sono accessori ironici, quasi giocosi, realizzati in feltro e resina. Un piccolo richiamo al rapporto di Elsa Schiaparelli con il mondo naturale, ma anche alla libertà creativa che la maison continua a difendere.

Guardando la collezione nel suo insieme resta la sensazione che Roseberry non stia cercando di imitare il passato della maison. Piuttosto lo usa come una materia da manipolare. A volte con eleganza, altre con un pizzico di provocazione. Ed è proprio questa oscillazione che rende le sfilate di Schiaparelli così difficili da prevedere.

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