Il ritorno che tutti aspettavano
La Principessa del Galles è arrivata al Royal Festival Hall di Londra il 22 febbraio 2026 — prima volta ai BAFTA insieme a William dal 2023 — e lo ha fatto con un abito che non era nuovo. Il Gucci in tulle rosa, lampone e aubergine morbido che indossava era già apparso in pubblico nel febbraio 2019, alla gala delle 100 Women in Finance alla V&A. Sette anni dopo, stesso vestito, contesto completamente diverso.
Il corpino arricciato, la cintura in velluto bordeaux che segna il punto vita, la gonna che sfiorava appena il tappeto rosso muovendosi con quella leggerezza che si ottiene solo con certi tessuti lavorati bene: un abito da principessa di fiaba, ma scelto con la consapevolezza di chi sa esattamente cosa sta comunicando. Kate è nota per il rewear sistematico — l’abitudine di riportare in scena capi già indossati come scelta estetica e simbolica al tempo stesso. Qui la scelta aveva un peso in più: nel 2024, William aveva presenziato ai BAFTA da solo, mentre lei era in cura per il cancro. Tornare insieme, con quell’abito, significava qualcosa di preciso.
I gioielli raccontano una storia
Gli accessori non erano meno carichi di significato. Al collo, il Queen Mary Art Deco Choker Bracelet; alle orecchie, i Greville Chandelier Earrings in diamanti creati da Cartier e appartenuti a Queen Elizabeth II. Non sono pezzi che si indossano a caso: entrambi appartengono a quel nucleo di gioielli reali che Kate ha ricevuto o a cui ha accesso in quanto Principessa del Galles, e la loro comparsa in un evento pubblico è sempre una scelta deliberata. I capelli raccolti in morbidi boccoli con la riga laterale completavano un’immagine che oscillava tra il classico e il romantico senza mai scivolare nell’antiquato.
William ha coordinato in silenzio: giacca da sera in velluto bordeaux scuro, camicia bianca, papillon nero. Lo stesso tono della cintura di Kate. Non un dettaglio casuale, ma una di quelle micro-scelte di coppia che i royal watcher notano e che i due sembrano fare con naturalezza da anni.
Il contesto fuori dal tappeto rosso
La serata non era priva di tensioni. Tre giorni prima dell’evento, Andrew Mountbatten-Windsor — zio di William — era stato arrestato per sospetta cattiva condotta in ufficio, innescando una nuova ondata di attenzione mediatica sulla famiglia reale. Sul red carpet, William ha risposto con quello stile sobrio che usa quando vuole chiudere un argomento prima che inizi: ha detto di non aver ancora visto Hamnet perché aveva bisogno di essere “in uno stato d’animo calmo”, aggiungendo che in quel momento non lo era. Kate, invece, aveva guardato il film la sera prima e ha scherzato sul risultato: “Occhi gonfi. Era una pessima idea.”

La moda come linguaggio istituzionale
Per capire perché un abito già visto faccia notizia, bisogna considerare la funzione che il guardaroba di Kate svolge ormai da anni. Non è semplicemente moda: è comunicazione istituzionale calibrata, una forma di soft diplomacy che passa attraverso le etichette sulle giacche e i brand sulle scarpe. Il Gucci è italiano — e la scelta di un marchio non britannico per un evento così centrale nella stagione culturale londinese è un dato che viene registrato. Al tempo stesso, il rewear manda un messaggio diverso: continuità, sobrietà, distanza dal consumo ostentato.
Accanto a lei sul red carpet c’erano Kate Hudson in un abito da sera rosso fuoco con corpetto a corsetto e Emma Stone in un nero con uno scollo verticale che arrivava quasi all’ombelico. Tre donne, tre approcci al red carpet agli antipodi. Kate Middleton — l’unica senza nomination — era probabilmente la più fotografata.
© Profilo X – The Prince and Princess of Wales
© Profilo X – Bafta








