Milano ha appena chiuso una delle settimane più osservate della stagione moda.
Le passerelle dedicate alle collezioni Autunno/Inverno 2026-2027 hanno mostrato una direzione abbastanza chiara: la moda sembra oscillare tra eccesso e semplicità, tra silhouette estreme e linee più morbide. Le sfilate milanesi raccontano una stagione fatta di contrasti, in cui materiali vistosi convivono con capi essenziali e dettagli volutamente imperfetti.
Molti brand hanno scelto di lavorare su un’estetica che alterna spettacolo e quotidianità. Alcuni capi sembrano pensati per stupire, altri appaiono quasi familiari. In mezzo c’è un equilibrio sottile che racconta bene lo spirito della Milano Fashion Week.
Il ritorno del pelo, tra pellicce e texture soffici
Uno degli elementi più evidenti sulle passerelle è stato il ritorno del pelo. Cappotti voluminosi, superfici morbide, texture quasi esagerate hanno attraversato molte collezioni.
Da Emporio Armani si sono visti cappotti tondeggianti con forme quasi giocose, mentre Diesel ha proposto capispalla patchwork dai colori accesi. Anche Etro ha guardato agli anni Settanta con cappotti dal grande collo sciallato e un volume importante.
In molti casi si tratta di pelliccia sintetica, scelta ormai diffusa tra i brand. Alcune maison hanno però interpretato il tema in modo diverso: Bottega Veneta, per esempio, ha sperimentato materiali sintetici insoliti, trasformandoli in cappotti lunghi e cappelli coordinati dalle fibre luminose.
Schiena scoperta anche nella stagione fredda
Un altro elemento ricorrente è stata la schiena scoperta. Un dettaglio che può sembrare sorprendente per una collezione invernale, ma che diversi stilisti hanno usato come elemento di contrasto.
Uno dei momenti più osservati è arrivato con Gucci, dove un abito aderente indossato da Kate Moss lasciava completamente scoperta la schiena. Il riferimento era evidente: il famoso perizoma con logo reso celebre da Tom Ford alla fine degli anni Novanta.
Anche Tod’s ha lavorato su questo tema con abiti foulard asimmetrici che scoprivano la parte posteriore del corpo, mescolando tessuti stampati e inserti in pelle.
Pantaloni estremi: strettissimi o larghi
Sulle passerelle milanesi i pantaloni sembrano aver preso due strade opposte. Da una parte tornano gli skinny molto aderenti, dall’altra compaiono silhouette più ampie e morbide.
Da Dolce & Gabbana l’idea di pantalone si è quasi dissolta: al loro posto calze alte abbinate a corsetti e giacche strutturate. Emporio Armani ha invece puntato su pantaloni sottili abbinati a camicie maschili ampie.
All’estremo opposto, alcune collezioni hanno preferito volumi generosi. Moschino ha presentato pantaloni harem, mentre Max Mara ha scelto linee larghe e morbide che scivolano lungo la gamba.
Tessuti consumati e superfici imperfette
Un altro segnale interessante riguarda l’uso di tessuti volutamente consumati. Colletti sfilacciati, superfici irregolari e materiali sovrapposti sono comparsi in diverse collezioni.
Prada ha parlato apertamente di una sorta di trasformazione visibile nei capi, con tessuti che sembrano mutare dall’interno verso l’esterno. In alcuni abiti il materiale superiore appare logorato, lasciando intravedere un tessuto diverso sotto.
Anche Roberto Cavalli ha lavorato su questa estetica con maglie dall’aspetto usurato ma costruite con grande precisione. Il risultato è un equilibrio curioso: capi che sembrano quasi rovinati, ma che restano estremamente eleganti.
Guardando nel complesso le sfilate milanesi, la sensazione è che la moda stia attraversando una fase di sperimentazione silenziosa. Le tendenze ci sono, ma non sembrano rigide. Piuttosto indicano direzioni possibili. E sarà interessante vedere come queste idee arriveranno nei negozi e negli armadi della prossima stagione.








